Dopo la sottoscrizione del protocollo di intesa da parte dalla CCT, ieri si è svolto il tavolo convocato dal presidente Rossi che ha fatto emergere la necessità di ulteriori approfondimenti sul testo della legge obiettivo che, allo stato attuale delle cose, non ha recepito nessuno dei punti qualificanti e delle modifiche richieste in particolare dalla CCT, introducendo viceversa la possibilità, per l’agricoltore abilitato, di cacciare nelle stesse zone vocate.
Ciò rischia di produrre un danno incalcolabile alla caccia in Toscana, compromettendone la corretta gestione e la capacità di corresponsabile collaborazione tra agricoltori e cacciatori.
Opportuna dunque la pausa di ulteriore riflessione richiesta dal presidente Rossi.
Tuttavia, ci giungono voci che, purtroppo e nonostante la concertazione abbia finora prodotto un sostanziale nulla di fatto, qualcuno pensi di sottoporre ugualmente alla prossima giunta regionale l’approvazione proprio di quel testo.
Sarebbe questo un atto di evidente dispregio nei confronti del presidente Rossi ed uno schiaffo in faccia a quelle associazioni, agricole e venatorie che, con pazienza, passione e determinazione hanno proposto modifiche sostanziali per il buon funzionamento della legge e del sistema di gestione.
Per noi un sufficiente motivo di rottura.

***

All’assembla ha partecipato come già detto Marco Romagnoli, nella sua qualità di firmatario del Protocollo su delega delle Associazioni Confederate alla CCT. Un intervento nel quale sono stati affrontati i punti che continuano a caratterizzare un confronto che rischia di incrinare definitivamente lo spirito costruttivo che stava alla base del percorso voluto dal Presidente Rossi.
Di seguito gli elementi essenziali dell’intervento e del documento presentato e consegnato ieri alla Presidenza della Regione Toscana. 

… Sul punto relativo alla Legge Obiettivo dobbiamo prendere atto negativamente che la discussione e le proposte presentate nelle precedenti occasioni, regolarmente depositate con documenti ufficiali all’ attenzione della Presidenza, non abbiano portato ad una sostanziale modifica del testo che abbiamo avuto modo di visionare. L’ articolato presentato oggi, è lo stesso discusso già in passato. Gli emendamenti sono pochi e sostanzialmente non cambiano nulla nell’impianto e nei contenuti della legge; non comprendiamo l’ostinazione a voler riproporre un testo inalterato. Il confronto ha uno scopo se si tiene conto anche delle proposte presentate dai portatori di interesse, siano esse Associazioni venatorie, ATC o Organizzazioni Agricole.
Oggi, dopo settimane di schermaglie, prendiamo atto che non c’è nessuna volontà di cambiare, né di modificare una norma che ha presentato molte ombre e poche luci. Risultati di un testo ed un impianto peraltro fortemente criticato anche dagli ultimi pareri Ispra. Pareri che vengono utilizzati talvolta in modo difensivo per evitare scelte coraggiose così come avvenuto nella vicenda riguardante la sospensiva del Calendario venatorio 2018/2019, e quasi completamente ignorati e bypassati come nel caso della Legge Obiettivo.
La legge ha già prodotto una rottura degli equilibri e una divisione non solo tra i cacciatori, ma anche tra mondo venatorio ed agricoltori. Senza un clima positivo ed un’attiva collaborazione non è possibile raggiungere alcun risultato.


Addirittura, come abbiamo avuto modo di poter valutare, sono state inserite novità peggiorative e per noi non accettabili. Un esempio è l’inserimento della lettera c comma 9 art. 6  che prevede l’estensione del prelievo selettivo del cinghiale nelle aree vocate ai proprietari e conduttori dei fondi anche se non  iscritti ad una squadra di caccia la Cinghiale. Una modifica pericolosa ed inaccettabile da cancellare e che provocherebbe tensioni nel già precario equilibrio tra agricoltori, squadre e distretti per la caccia al cinghiale.
Inoltre permane la volontà di allargare gli interventi di controllo in art. 37 ai proprietari dei fondi, con procedure non chiare, senza aver risolto tutta la parte relativa alle procedure di autorizzazione dei NUI che potevano e dovevano essere incentrate sugli ATC con autorizzazioni comprensoriali di valenza annuale. Prendiamo atto che aspetti che andavano inseriti da subito in legge come l’istituzione del Buffer di 300 metri tra area vocata e non vocata al cinghiale, dove le squadre potevano operare per le azioni d controllo e dove la caccia di selezione poteva essere svolta  solo dai selecontrollori iscritti alla squadra per evitare conflittualità, è stata rinviata. Questa richiesta se accolta, avrebbe evitato la riproposizione del conflitto tra le due forme di caccia purché la fascia cuscinetto fosse stata prevista e mantenuta per tutto l’anno e non solo nel periodo di apertura della caccia in braccata.

ü  Nessun passo in avanti su una articolazione più snella dell’art. 37;

ü  Sull’utilizzazione di attrattivi nello svolgimento della caccia di selezione, così come sibillinamente previsto dalla delibera n° 42 del 14.01.2019 relativa al piano di prelievo per la specie Cinghiale nelle aree non vocate prendendo atto dell’intenzione dell’Assessore di modificare la delibera eliminando la possibilità di foraggiamento da parte dei selecontrollori;

ü  Nessun passo in avanti sui centri di sosta e di lavorazione , in assenza di un progetto serio ed organico per la valorizzazione delle carni, continuando a scaricare sugli ATC tutte le contraddizioni;

ü  Nessuna scelta per imporre una corretta gestione delle attività di controllo negli istituti di protezione, Oasi, demanio e aree protette.

Potremmo continuare ancora a lungo ma la sostanza, come è evidente, rimane squisitamente politica e non solo tecnica. In queste condizioni ed in assenza di una volontà precisa e radicale di cambiamento di una impostazione sin qui mantenuta e ossessivamente riproposta, resta impossibile per quanto ci riguarda, seguire la Regione nella china che appare ormai irreversibile. E’ per noi impossibile acconsentire alla progressiva distruzione del consenso e degli equilibri con fatica costruiti nel rapporto tra cacciatori ed agricoltori che rappresenta il tessuto connettivo di un’esperienza di governo che per anni ha rappresentato un esempio virtuoso e da tutti riconosciuto.
Se così fosse, non ci resterebbe che abbandonare il tavolo e la nostra adesione al protocollo.
Un tavolo che sembra ormai divenuto un luogo dove si fanno esercizi verbali, funzionali solo ad ottenere una sorta di avallo su scelte che non ci appartengono. La concertazione non funziona così; non si può vivere il confronto come un passaggio formale per legittimare una volontà precostituita.

Si propone oggi un punto per la realizzazione di una Conferenza Programmatica sulla caccia, bene: ma con quali idee? Con quale programmazione tecnico-scientifica? Con quale progetto di politica venatoria?

Le settimane passano ed è stato perso tempo prezioso senza neppure portare a conseguenza le decisioni già in precedenza assunte. Nulla è stato fatto sugli atti susseguenti alla firma dell’accordo. Non sono state attivate le procedure per la nomina dei membri della Commissione Tecnico-Scientifica che dovrebbe elaborare le linee tecniche di indirizzo. Non sono state neppure inviate le lettere di richiesta dei nominativi del tavolo ristretto delle categorie e associazioni firmatarie, né tantomeno si conoscono i criteri con i quali saranno individuati i tre componenti del mondo venatorio.

In queste condizioni, con una prassi consolidata come quella attuale, una Conferenza Regionale sulla caccia, che delinei le strategie del futuro e rimuova gli errori del passato, appare quanto mai improbabile!